martedì 30 luglio 2013

Calabria cristiana. Una pagina di diario (30 dicembre 2004)


Sandro Consolato

Giornata piovosissima, ma da ricordare per la gita sulla Jonica con Rocco e Sonia. La mattina siamo stati a Bivongi, a San Giovanni Theristis, l’antico luogo di culto bizantino (XI secolo) riportato alla vita spirituale dall’athonita padre Kosmas (nella foto qui sopra) a partire dal 1994: è l’unico monastero greco-ortodosso d’Italia fondato, anzi “ri-fondato”, da monaci del monte Athos. Ci ero stato con Fulvio, greco per parte di madre, un po’ d’anni fa, rimanendo a pranzo col monaco, accolti con parole omeriche in questo sito in cui le uniche luci ammesse sono quelle del sole e delle candele. Padre Kosmas si ricorda bene di me, e ci tratta con un certo riguardo, lamentandosi di contro delle visite banali dei turisti. E’ invecchiato un po’, appare più moderato in certi giudizi, ma non ha perso in vivacità. “Voi vi interessavate delle religioni orientali” mi dice quasi subito, con buona memoria, aggiungendo: “Io dico: prima guardate l’Oriente vicino, cristiano; poi se non vi ha soddisfatto andate pure oltre”. Parliamo - un po’ a salti perché arriva anche altra gente - della Calabria (“è una terra sacra, con una grande forza spirituale, ma ai calabresi lo spirito non interessa, pensano ai consumi”), dei rapporti Ortodossia-Cattolicesimo (“da noi si ha paura, perché hanno sempre voluto conquistarci”), dell’ingresso in Europa della Turchia (“forse finirà per esserci una divisione, una Turchia spaccata in due”). Rocco gli fa sapere che è stato sul Monte Athos, e che ricorda un tale padre Stefan: "E' morto”, risponde sbrigativo. Quando poi gli chiede dell’esicasmo, la risposta è identica a quella che diede a me al primo incontro: “Tanti vogliono sapere dell’esicasmo, ma lo prendono come uno yoga. L’esicasmo è un approfondimento della spiritualità… bisogna avere la spiritualità!”. Aggiunge che la vita del monaco è la preghiera, e che la preghiera continua è come la dose di droga giornaliera del monaco. “Bisogna continuamente mortificare i pensieri con la preghiera” spiega. La Chiesa latina avrebbe perso il senso della preghiera, della mistica, a causa del razionalismo filosofico, figlio di un’ubriacatura di aristotelismo. Trova un sintomo classico del degrado spirituale le chiese moderne: “Si chiama a Roma a costruire una chiesa un ebreo americano… che c’entra?” ripete più volte. Andando via, in macchina, guardo il catechismo ortodosso datoci da padre Kosmas: è pieno di invettive storico-dottrinali contro i “Franco-cattolici”…


Pranziamo a Stilo, dopo esser arrivati con la macchina fin sotto al bel monumento a Campanella, di sapore massonico. E mi viene in mente che il monte Consolino, luogo di eremitaggio degli antenati spirituali di padre Kosmas, quando la Calabria era la “Tebaide d’Occidente”, è legato pure ad esperienze ermetiche dell’autore de “La Città del Sole”. Anche la pizzeria è intitolata al frate domenicano, che sorveglia il pranzo attraverso la copia di un suo famoso ritratto.
Dopo pranzo saliamo alla Cattolica, meta classica dei turisti; poi andiamo fino a Badolato. Sapevamo che il paese era spopolato e che era stato riabitato dai profughi curdi approdati in Calabria nel 1997 con una nave disastrata: l’“Ararat”, dal nome della montagna che si vuole custodisca i resti dell’Arca di Noè. Al bar del paese una barista finto-bionda, procace e vivace, ci spiega che gli autoctoni sono ormai solo cinquecento e i curdi in realtà una decina: quelli senza documenti a posto, perché gli altri sono partiti per luoghi più promettenti.
Sempre a Badolato, visitiamo il convento del Seicento già detto “degli Angeli”, ora sede di una delle comunità di padre Eligio, chiamate “Mondo X”. Il monastero è molto bello, in via di risistemazione ad opera della comunità. Ora ci sono sedici persone. Una ragazza ci fa da guida e ci spiega come funziona il tutto. “Padre Eligio dice: io non vi do il metadone ma il metodone”. Il “metodone” è ammazzarsi di fatica dall’alba al tramonto, nell’orto, in falegnameria, in lavori edilizi interni. Gli ospiti sono auto-organizzati, non hanno sorveglianza o guida di operatori. Tutto è basato sulla volontà personale e il senso di responsabilità. Ma si deve stare sempre in coppia. Di padre Eligio ricordavo le cronache degli anni 60, con le foto nei nights (da bambino mi rimase impressa la storia delle mutande rosse esibite sotto la tonaca…). Il sodalizio con Rivera (“E’ il presidente di ‘Mondo X’, ogni tanto viene anche qui” ci dice la ragazza) è rimasto, ma sembra votato definitivamente al bene, e non alla mondanità.
Quando lasciamo il monastero mi sento, tra l’oriente di San Giovanni “il Mietitore” e l’occidente di Badolato, un po’ riconciliato col cristianesimo. Giunti infine a casa, a Bagnara Calabra, passiamo dalla madre di Fulvio, al loro rinomato ristorante “Kerkira”, per portarle i doni di padre Kosmas: calendario ortodosso, foto di San Giovanni Theristis...


Addenda 2013: padre Kosmas (laureato in lettere classiche, parte di quella covata di giovani greci - anche dell’emigrazione - che dopo il ’68 cercò rifugio spirituale nel monachesimo ortodosso) si è spento nella sua cella il 12 dicembre 2010, all’età di 57 anni, per arresto cardiaco (l’esicasmo è “la preghiera del cuore”). Ha lasciato un ricordo indelebile tra i calabro-greci e tra tutti coloro che poterono apprezzarne le doti spirituali e umane, sottratte alla terra di Calabria nel 2006 in ossequio a logiche politico-religiose implicanti greci, rumeni e amministrazione locale. Sono tornato a San Giovanni Theristis nel 2012: ora è affidato a dei giovanissimi monaci rumeni.

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